Treviso deve riscoprire e valorizzare la propria identità storica per tornare a essere un vero punto di riferimento culturale. È l’invito di Andrea Bellieni, direttore del Museo Correr di Venezia ed ex conservatore dei musei cittadini.
Bellieni ricorda la ricostruzione dopo il bombardamento del 1944, quando la città scelse di salvare il proprio volto medievale, con chiese, affreschi e palazzi, grazie all’impegno di figure come Mario Botter e della Soprintendenza di Ferdinando Forlati. Un’eredità preziosa che oggi, secondo lui, non è sufficientemente studiata né valorizzata: l’ultima grande iniziativa sul Trecento trevigiano risale al 1979. Manca, inoltre, una produzione scientifica aggiornata capace di valorizzare davvero il patrimonio artistico cittadino. «Non basta restaurare – osserva – bisogna studiare, documentare, raccontare».
Accanto al tema culturale, emerge la preoccupazione per la desertificazione commerciale e per il rischio che Treviso diventi solo una meta del fine settimana. Per invertire la rotta, Bellieni chiede scelte più coraggiose, una programmazione strutturata e spazi adeguati per eventi di rilievo nazionale.
L’obiettivo è quello di restituire alla città un ruolo centrale, fondato sulla consapevolezza della propria storia.
