Treviso chiude il Festival Biblico tra dialoghi, musica e testimonianze
Pubblicato
20 Maggio 2025
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Si è concluso ieri a Treviso il Festival Biblico, un’edizione intensa e partecipata che ha saputo unire riflessione, arte, musica e dialogo interreligioso. Una rassegna che, tappa dopo tappa, ha portato nel centro cittadino incontri di grande valore umano e spirituale, coinvolgendo anche i più giovani in un confronto profondo tra fede, parole e vita.

L’ultima giornata si è aperta all’Auditorium di Santa Caterina con la meditazione di don Massimo Naro, ispirata alla mostra “La Maddalena e la Croce”, accompagnata dall’introduzione del curatore Fabrizio Malachin. Nel pomeriggio, piazza Rinaldi si è colorata grazie al Trabiccolo dei sogni, un vivace laboratorio di giochi e parole dedicato a bambini e famiglie.

Il momento più atteso è arrivato alle 17.30 con il dialogo interreligioso dal titolo “Il pane dei Salmi: vita, dono e giustizia”. Protagonisti dell’incontro il vescovo di Treviso Michele Tomasi, il rabbino capo di Venezia Rav Avraham Alberto Sermoneta e il filosofo Massimo Donà, coordinati dal giurista Luigi Viola. Un confronto autentico e profondo che ha visto confrontarsi culture e spiritualità diverse sul significato universale dei Salmi e sull’importanza del dono e della giustizia nella società contemporanea.

Grande emozione anche per l’iniziativa dell’istituto Riccati Luzzatti, che ha portato in piazza Rinaldi le voci degli studenti in un originale incontro tra musica e riflessione. “Ricorda chi c’è lì fuori…”, così recitano i versi rappati da Elisa, Riccardo e Alessia, frutto di un laboratorio guidato dalla docente di religione Giovanna Azzola e ispirato al Salmo 139. I ragazzi hanno dato voce, tra rabbia e speranza, a storie di disagio giovanile e carcere, raccontando attraverso la trap e la poesia le paure e le ferite di una generazione in cerca di ascolto.

Sul palco, accanto a loro, il biblista don Andrea Dal Cin, il curatore d’arte contemporanea Alessio Vigni con il collettivo Plurale, e il cappellano del carcere di Treviso don Pietro Zardo. Insieme hanno riflettuto sull’inattesa vicinanza tra le crude parole dei Salmi cosiddetti “imprecatori” e le strofe di denuncia della trap, capaci di colmare vuoti e dare voce al disagio.

A commuovere il pubblico, il racconto di Giovanni, nome scelto da un uomo albanese detenuto in semilibertà, che ha ripercorso la sua dolorosa storia personale: dall’adolescenza difficile agli errori irreparabili, fino alla lunga pena e alla consapevolezza ritrovata. Le sue parole, semplici e dirette, hanno colpito il cuore di tutti: “Le buone compagnie fanno la differenza, e voglio dirvelo”. Un salmo laico, un inno alla responsabilità personale e al valore delle relazioni autentiche.

Il Festival Biblico lascia così a Treviso un’eredità preziosa fatta di dialogo, ascolto e partecipazione, dimostrando ancora una volta quanto i testi antichi possano parlare al presente e alle sue sfide, se riletti con sguardo aperto e sensibile.